Occupandoci per la prima volta di Patrizia Murazzano, ci rendiamo conto di come balzino all'Occhio dell'osservatore due caratteristiche essenziali della sua intensa, partecipata ricerca scultorea, fatta di plastici densi e dinamici volumi formali e plastici. La prima è quella dell'essenzialità dell'idea che si fa materia, si fa forma e instaura un discorso con l'alterità, con l'altro da noi, con l'altro fuori di noi e cioè con il mondo esterno. La seconda è quella del travalicamento, del superamento del dato oggettivo che si attesta dunque in una capacità dell'autrice di traslazione dal dato oggettivo a quello soggettivo e da entrambi ad una specie di trascendentalità della materia, in uno scatto di purezza e anche di catarsi metafisica delle opere scolpite. In un discorso di correlazione plastica tra reale e irreale, tra certezza fisica palpabile degli oggetti e l'astrazione da essi e in essi inclusa. Nascono, in tal modo, le opere della Murazzano, tra cui quelle che abbiamo esaminato. Vedasi infatti il Pellucido (cm 59x68x19 Vetro ultrachiaro Diamant). In cui ci si accorge di come la scultrice guardi le cose dell'esteriore che oggi ci appartengono e domani no come attraverso un vetro diafano, traslucido. Non riuscendo noi mai o quasi mai a inquadrarle fino in fondo, a focalizzarle in una maniera distintiva, chiara, mai a coscientizzare l'altrove, l'identità degli altri che orbitano intorno a noi, specie oggi. Ma si veda anche in Out Out, (cm 145x40x37 Marmo Portoro nazionale) come l'alternativa dell'esistenza sia molto evidente e cioè sia concretizzata in quella di una continua lotta tra il prevalere del materialismo, del relativismo etico sulla pur necessitante verticistica elevazione dell'anima o spinta trasfigurale che tuttavia non sempre è possibile produrre in noi, raggiungere. Ciò perchè lo spirito che anima la sostanza nella quale è trasfuso quella dell'autrice come in una sorta di transfert simbolico, in A'lea (cm 85x62x56, Bronzo patinato) non è sempre presente potendo anche essere assente in circostanze diverse di disponibilità evocativa. Quasi per un gioco di vitalità, di energia e al tempo stesso di variazione della rappresentatività del concetto offerta alla facoltà del comprendere e della assimilazione da parte del fruitore, sia pure transitoria. Allo stesso modo, in ultima analisi, della imprevedibilità della sorte umana dell'acquisire e del tesaurizzare l'esperienza cognitiva come quella dell'oggetto rappresentato. Come succede nella musica di avanguardia, in cui notiamo come sia possibile l'abolizione della necessità logica in favore della casualità dell'interpretazione o della sua evidente indeterminazione surreale, di molto accentuato sicuro effetto nella Murazzano. |